Comacchio e Lidi

Sacchetti bio: un anno dopo l'obbligo... l'ambiente ringrazia!

Sacchetti bio: un anno dopo l

L'analisi di Maria Elena Abbate, che su Facebook gestisce la pagina ecologica 'Senza Sacchetto, grazie'

Un anno fa, tra polemiche sui media e opinioni discordanti, è stato introdotto in Italia l’obbligo dei sacchetti biodegradabili per frutta, verdura e prodotti freschi. L’invasione di plastica in mari, fiumi, terreni e la distruzione a cui stiamo sottoponendo il pianeta sono innegabili e la politica ne ha finalmente preso atto! La plastica che abbiamo gettato in mare dal dopoguerra a oggi (come sappiamo non biodegradabile) è talmente tanta da aver addirittura formato, come noto, la Pacific Trash Vortex, una grande ‘isola’ di plastica nell’oceano Pacifico...

In mare è stato ritrovato addirittura un vasetto di yogurt col logo delle olimpiadi degli anni Settanta, risalente dunque con sicurezza a quegli anni... Tra gli oggetti più spesso usati una sola volta e poi gettati via, innumerevoli sacchetti di plastica. Proprio loro, generosamente distribuiti ovunque per decenni: in negozi e supermercati, in qualunque esercizio ti danno un sacchetto! Una forma di pubblicità e una ‘comodità’ per il cliente, che fatica a rinunciarvi anche se molti non accettano ormai più di fare da involontario “sponsor”, mostrando per strada un sacchetto con quel determinato marchio...

Ad un anno di distanza da questa novità normativa, cosa è dunque cambiato? Come è stata accettata questa nuova legge? Come ho avuto spesso modo di raccontare sulla mia Pagina Facebook 'Senza Sacchetto, Grazie' - che cerca senza scopo di lucro di diffondere una maggiore sensibilità sul tema dell’eccesso di packaging e dimostra come ognuno dal basso possa agire per migliorare la situazione - i sacchetti biodegradabili sono entrati nell’uso comune, nonostante le resistenze iniziali derivassero anche dal prezzo, compreso tra i 2 e i 5 centesimi.

Il grande pubblico, formato da famiglie, anziani, lavoratori, spesso poco sensibile ai temi ambientali, è piuttosto passivo e, nella loro opinione, prevalgono o prevalevano disinteresse e a volte irritazione per questi nuovi sacchetti. Alcuni considerano (o consideravano) "inutile” il cambiamento, affermando che “tanto a inquinare sono le industrie e le auto”. Per altri ancora “Non sarà questo a cambiare il mondo”. 

Ad essere d’accordo con l’introduzione dei sacchetti è invece il cittadino consapevole che già ricerca in autonomia informazioni sull’ambiente, compra biologico tramite gruppi di acquisto, riduce il consumo di prodotti di origine animale, ricicla, si interessa al fotovoltaico e mette in atto, in generale, strategie per diminuire il proprio impatto ambientale.
Interessante è considerare che a fatica e solo dopo molte proteste è stato concesso ai clienti di potersi portare i sacchetti riutilizzabili da casa e molti supermercati faticano a permettere di riutilizzare lo stesso sacchetto. Anche la possibilità di usare retine o altri contenitori non esiste. Alcune catene (Natura Si ad esempio) vendono ora retìne riutilizzabili per circa 2 euro.

Una parte dell’insofferenza per i sacchetti biodegradabili deriva dall’obbligo di usarne uno a prodotto (insofferenza in questo caso giustificata), e le retine permettono di inserire più prodotti appiccicando le etichette. Un bel vantaggio perché così sprechiamo meno!

Maria Elena Abbate
‘Senza Sacchetto, grazie’

Foto tratta da Tpi.it
Condividi su:

Altre notizie: