Comacchio e Lidi

Emergenza sangue, basta bufale! "Ecco come funziona la raccolta"

Emergenza sangue, basta bufale! "Ecco come funziona la raccolta"

L'intervista a Stefania Villani, presidente Avis Codigoro

“Giralo per favore, serve sangue urgentemente per bimbo di 17 mesi affetto da leucemia fulminante. Manda questo sms a chi conosci, se non lo fai sei un mostro”. Sono tanti, tantissimi i messaggi simili a questo che, a cadenza regolare, allarmano il web e girano sulle nostre chat. Si tratta di bufale, vere e proprie emergenze inventante, spesso accompagnate da riferimenti telefonici inesistenti o riconducibili a servizi in abbonamento. 

Fare business sulla pelle degli ammalati, attirare l’attenzione dei lettori per generare traffico su siti e portali web è purtroppo una triste realtà che stenta a soccombere. Ma quale danno creano, oltre a quello eventualmente economico, messaggi di questo tipo a chi si occupa di raccolta sangue, ai donatori e ai pazienti?

Lo abbiamo chiesto a Stefania Villani, presidentessa della sezione comunale Avis di Codigoro. Qualche giorno fa, tramite la sua pagina social, Stefania non ha nascosto rabbia e risentimento per questa vergognosa pratica, in un post che ha ribadito la non attendibilità di questi messaggi e condannato duramente chi li mette in circolazione. 

“Mi capita di vederne due o tre al mese, alcuni sono vecchi di oltre dieci anni e continuano a girare. Soprattutto dopo disgrazie o calamità che hanno causato morti e feriti, o sotto le festività. Sono pochi i casi di emergenze vere, quasi nulle. È più facile che ci sia un’emergenza midollo per un piccolo paziente che necessita di trapianto, ma per il sangue il discorso è diverso. Questi messaggi sono opera di qualcuno che si annoia, ma che fa un danno non indifferente”. 

“Il danno che ne riceviamo è un danno di disinformazione” spiega meglio Stefania. “Gridare al mondo che c’è bisogno di un tipo di sangue per uno specifico donatore è sbagliato: c’è sempre bisogno di sangue. Per intenderci, non si apre una sala operatoria se non ci sono scorte, anche quando c’è una necessità solo ipotetica necessità di sangue. Il sangue serve per fare salute e per curare le persone e questi allarmi danno un senso di disorganizzazione che non corrisponde minimamente a realtà”.

“Può capitare che ci siano dei periodi di scarsità, una carenza di un determinato gruppo sanguigno da andare a recuperare. In quel caso il Centro Regionale Sangue allerta le cosiddette banche del sangue, le strutture localizzate nei grandi ospedali (Sant’Anna di Cona nel nostro caso) che si occupano della lavorazione finale del sangue, della conservazione delle scorte e della tipizzazione, ossia della ricerca del sangue più compatibile per il ricevente”. 

“Questi centri allertano a loro volta i coordinamenti provinciali e questi contattano le sezioni comunali. A titolo di esempio, Avis Codigoro riceve dall’Avis Provinciale l’elenco criptato dei donatori idonei ad essere chiamati per gestire la carenza, e Avis Codigoro li contatta per concordare una eventuale donazione. Devono però essere donatori idonei, che hanno donato almeno 90 giorni prima. Si tratta quindi di una gestione fatta con criterio, in maniera adeguata, non certo improvvisando campagne di raccolta”.

Il danno da disinformazione sta proprio qui. “Si rischia di portare nei centri di raccolta persone che vorrebbero donare perché mosse da generosità sul momento, ma se non hanno mai donato prima per legge devono fare gli esami del sangue, una visita medica e ricevere un’idoneità e perciò non arriverebbero allo scopo”. 

“Ecco quindi – conclude Stefania Villani - che tutto ciò diventa un insulto e una mortificazione per tutti: per chi dona abitualmente, per il paziente che ha bisogno di sangue per curarsi, per chi fa raccolta come Avis”.

Condividi su:

Altre notizie: