Comacchio e Lidi

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta: Battimuro

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta: Battimuro

I zueg Cmecis' (I giochi Comacchiesi): lo scrittore Luciano Boccaccini ripercorre i passatempi preferiti dai bambini di una volta. 

Le puntate precedenti: 
Introduzione
Spadaccini o schermitori
Gli aquiloni (Surpènt)
Al Pandor
Uno, la luna!
Salto In Frotta (Salt In Frote)
Campana (Brucis)
Tocco Ferro

Come al solito, si fa la conta a chi deve cominciare per primo a giocare.
Si traccia una linea per terra a distanza di 5 o 6 passi dal muro che diventerà appunto la linea di tiro, dietro la quale si disporranno tutti i giocatori.
Il primo giocatore lancia la propria moneta in direzione del muro, tenendola fra il pollice e l’indice, facendo scattare il dito pollice a molla contro l’indice.
Il tiro è valido soltanto se la moneta colpisce il muro, altrimenti il giocatore dovrà ripetere il tiro.
Dal secondo giocatore in poi, dopo aver lanciato, il giocatore è in grado di controllare se ha vinto qualche moneta, misurando la distanza tra il muro e la propria moneta, con un palmo della mano.
Se riesce a toccare un’altra moneta avversaria, quella moneta è sua e quindi, avendola vinta, verrà tolta dal gioco.
Il giocatore che vince una moneta ha diritto a fare un altro lancio mentre chi l’ha persa dovrà attendere il suo turno per rientrare in gioco.
Il gioco termina allorquando un giocatore guadagna tutte le monete in gioco o quando, di comune accordo, tutti i giocatori decidono di smettere.

“Battimuro” è decisamente un gioco di abilità. Si giocava un tempo, solitamente, con un moneta da dieci lire, prima di tutto perché erano leggere e al tempo stesso manovrabili e poi erano disponibili un po’ ovunque e non c’era bambino che non ne possedesse una.
Non tutti disponevano di monete. E allora, i bambini più poveri, si procuravano dei bottoni, andando a staccarli dalle camicie e dagli altri indumenti che si stendevano all’aperto, sui prati o nei cortili.

“Battimuro” era inoltre un gioco semplice e conosciuto ovunque. Si usavano anche, al posto delle monete, le lattine o i bottoni.
In Toscana lo chiamavano “Fare meglio al muro”, in Piemonte “A bate alla branca”, a Milano “A spanna”, a Napoli “Azzeccamuro” e in Sicilia “A lu spangu”.

Luciano Boccaccini
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