Delta

Codigoro e la verifica della morte del cittadino

Codigoro e la verifica della morte del cittadino

Quali sono le difficoltà nell'imputazione dei decessi?


“In seguito alle notizie pubblicate ieri dalla stampa, ho provveduto a verificare le circostanze della morte del nostro concittadino e con il consenso della famiglia, vi comunico che il decesso non è dovuto a Covid 19”.

Parla così, dalla sua pagina social, il sindaco di Codigoro Alice Zanardi, chiamata ad intervenire su una delicata questione che in queste giornate convulse e drammatiche sta diventando sempre più complicata da gestire. Parliamo dei decessi imputabili a contagio da Coronovirus.

Nelle scorse settimane sono stati centinaia i casi di anziani deceduti in casa, in strutture di cura o in case di riposo. Casi che, in tempi di pandemia diffusa, hanno attirato maggiormente l’attenzione soprattutto se parliamo di quelli avvenute nell’area di Milano e nelle altre province lombarde, epicentro del contagio in Italia.

Il dubbio che attanaglia cittadini, autorità, ma anche studiosi e medici, è legato alle cause della morte di questi anziani, potenzialmente le persone più esposte alle complicazioni dell’infezione: si tratta di vittime del Covid-19 oppure no?

Sciogliere gli interrogativi non è semplice: anche nel caso in cui, prima di morire, queste persone abbiano manifestato sintomi e difficoltà respiratorie compatibili con quelle del Covid-19 infatti, non tutti hanno potuto contare su un accertamento del contagio, sul test che siamo abituati a chiamare ‘tampone’.

Ciò comporta ovviamente uno scollamento tra il numero totale dei morti in un dato territorio e il numero di vittime da Coronavirus, quotidianamente comunicato dai report delle autorità sanitarie locali e nazionali. Vero è che, anche in tempi di pandemia, non si muore solo di Coronavirus, ma l’accertamento delle cause del decesso (a maggior ragione in un momento di grossa emergenza sanitaria) è utile non solo a ‘perfezionare’ le statistiche sul contagio, la conta delle vittime da Covid rispetto ai nuovi contagi e alle guarigioni, ma soprattutto a limitare la catena di contagio e ad isolare chi è entrato in contatto con la persone nei giorni precedenti la morte.

Nel frattempo sono sempre più coloro che ritengono le cifre ufficiali fornite sul contagio in qualche modo parziali. L’intera questione va certamente affrontata con molta cautela, ma può essere utile intanto tenere presente che, secondo le linee guida e i protocolli sanitari, le autorità sanitarie regionali ordinano il tampone soltanto a persone con sintomi, e spesso soltanto quando vengono ricoverate in ospedale.

Per tale ragione, considerato il gran numero (si parla di oltre l’80%) di contagiati da Covid19 asintomatici (o con sintomi trascurabili), l’estensione reale del contagio stesso potrebbe essere molto più ampia di quella indicata nei report sanitari. Si tratta in sostanza di una naturale conseguenza dell’applicazione dei protocolli che non prevedono ‘tampone per tutti’, non di una negligenza del sistema sanitario.

A moltissimi dei recenti deceduti in casa, in case di riposo o di cura, il tampone non era stato effettuato prima della morte. E, in base a quello che ci risulta da fonti sanitarie, al momento protocolli e linee guida non prevedono tamponi post mortem. Questo dà il via libera a dubbi e confusione sull’incidenza dei contagi e, in casi limite, presta il fianco agli immancabili complottisti.

Condividi su:

Altre notizie: