Spettacolo

In arte Criket: “La mia musica? Un elogio alla diversità”

In arte Criket: “La mia musica? Un elogio alla diversità”
di Fiorella Arveda
 
"La mia passione per la musica nasce dalla mia storia da bambino. C’erano troppe cose che volevo dire ma che non riuscivo a far uscire".

In qualche maniera era solo, Christian, in arte ‘Criket’, promessa canora di Ferrara, durante i primi anni di scuola. E questa solitudine infantile ha smosso una mareggiata inaspettata e provvidenziale. L’onda interna, a un certo punto, gli è risalita nel petto e ha straripato in versi.

I suoi pensieri hanno rotto ogni diga e inondato il foglio bianco. A quel punto il passo è stato breve, per Criket, dalla cameretta al palcoscenico. Un’amica che già registrava musica in uno studio gli ha passato la palla e da lì è cessata ogni titubanza, tutto si è smosso: migliaia di visualizzazioni, il boom, Ferrara.

E ora, il desiderio di regalare sogni ai più giovani, che gli ricordano sé stesso, per salvarli dal corto circuito dello sconforto e del nichilismo che scatta quando una società non vede né ascolta. Così Criket si è tuffato nel mondo della musica, fatto di soddisfazione e tormento, gioie e denaro speso, notti in bianco ed etichette che ingabbiano.

Non gli chiedo qual è il suo ‘genere’, capisco sia una domanda che detesta: Criket non ama identificarsi in un genere preciso, per paura di rimanerne intrappolato all’infinito. L’unica categoria sensata è quella di ‘artista’, una parola però che evoca tanto estro quante aspettative.

Non è facile oggi, in un mondo dominato dallo stimolo continuo, dalla produzione incessante e dall’avido consumismo, distinguere chi fa arte da chi comunica soltanto. Un dibattito sempre vivo nel mondo della Trap, un genere a cui il mio sguardo profano si volge scettico e provocatorio.

"È un mondo che si divide tra chi offre ai ragazzini modelli di dissoluzione e chi invece cerca di mostrare anche la faccia negativa dello svago mentale e fisico. È vero, molti lo ascoltano su suggerimento del canale musicale, senza accorgersi di cosa voglia trasmettere il cantante ma accontentandosi del ritmo incalzante. Però non tutti. Parecchi, anche molto giovani, vanno ‘oltre Youtube’.

Va bene, mi lascio convincere. Scopro che la denuncia sociale che ha accompagnato i primi passi di Criket è quella di Kanye West; J. Cole, Nas. Oggi cerca di essere quello che sono stati loro per lui. Da loro è partita l’ispirazione che l’ha accompagnato alle gare nazionali di freestyle, alle prime serate, ai dischi, e adesso alla dedizione ai cantanti emergenti.

Un interesse a tutto tondo verso il mondo dei giovani, di cui si fa portavoce nel suo ultimo videoclip Le confessioni di un ragazzo ferrarese, (sulla falsa riga dell’omonimo brano di Salmo, ndr), con l’obiettivo di avviare concretamente azioni di manifestazione sociale, per smuovere l’opinione pubblica e le istituzioni a dar l’opportunità di far nascere i ‘grandi’ di domani, per valorizzare la loro ‘persona’ prima che venga catturata e plagiata da chi spaccia modelli sbagliati.

"Dare l’opportunità ai ragazzi di sentire che lo loro esistenza ha un significato" questo è il messaggio che l’arte civica di Criket mi sembra evocare. C’è ancora un tempo per la musica. Il tempo, palcoscenico della realtà, non è vero che ci manca: dobbiamo solo ricordare di goderci lo spettacolo. Prima che passi.

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