Comacchio e Lidi

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta: Salto In Frotta (Salt In Frote)

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta: Salto In Frotta (Salt In Frote)

Due squadre e una formula magica

I zueg Cmecis' (I giochi Comacchiesi): lo scrittore Luciano Boccaccini ripercorre i passatempi preferiti dai bambini di una volta. 

Le puntate precedenti: 

Introduzione
Spadaccini o schermitori
Gli aquiloni (Surpènt)
Al Pandor
Uno, la luna!Il nome originale di questo gioco all’aperto è “Tre-tre-giù-giù”. I contendenti appartenevano a due squadre con un minimo di sei fino a un massimo di dieci giocatori.
I giocatori della prima squadra venivano disposti uno dietro l’altro, con le schiene piegate come a scaricabarili, la testa piegata lungo la gamba del giocatore davanti, le mani a stringere i fianchi o le gambe del giocatore davanti. Se poi si giocava vicino a un muro, come facevamo noi in cortile, il primo giocatore si reggeva tenendo le mani sul muro.

Con squadre di tre o quattro giocatori era consigliabile impiegare il giocatore più debole al primo posto vicino al muro, e i giocatori più robusti al centro, proprio perché era lì che i cosiddetti sbragatori o demolitori, operavano in modo più pressante.

L’altra squadra doveva saltare, decidendo l’ordine di salto dei suoi giocatori. Solitamente, a saltare per primi erano i più agili, in modo da creare uno spazio maggiore per i compagni seguenti. Prendevano la rincorsa e saltavano. L’obiettivo era quello di piazzare tutti i giocatori sulle schiene avversarie. Se anche un solo giocatore non riusciva a trovare lo spazio, la squadra saltante perdeva automaticamente e doveva ‘andare sotto’.

Una volta conquistato il loro spazio, i saltatori cominciavano ad agitarsi come in un rodeo sulla povera schiena di chi era sotto, costretta a sopportare il peso di uno o due avversari. Chi stava sopra doveva assolutamente evitare di toccare terra con i piedi.
La squadra che stava sopra doveva a quel punto contare 10 secondi, pronunciando per tre volte la formula magica “Tre-tre-giù-giù”.
Se nel frattempo la squadra sotto sbragava, ossia cedeva, si cominciava un nuovo giro. Se invece resisteva, nel giro successivo i ruoli venivano scambiati.

A Comacchio, solitamente i giochi venivano accompagnati da filastrocche, recitate in vernacolo. In questo caso si recitava: “Trej e trej a lè stedine\un caval d’une mènfrine\un caval d’un galaiot\quèent conr’agh’at à dos” (Tre e tre al muro\un cavallo di una manfrina\un cavallo di un galeotto\quante corna hai addosso).


Luciano Boccaccini 

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