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Diventare genitori, un'esperienza meravigliosa e impegnativa

Diventare genitori, un

Diventare genitori viene spesso vissuta dagli individui come un’esperienza meravigliosa, un mix di emozioni positive e di un aumento di significato nella propria vita. Sebbene tali fattori siano presenti, spesso essere genitore può rivelarsi un impegno gravoso per la persona che viene investita di tale ruolo. 

Dalla nascita in poi i figli sottopongono i genitori a un livello di stress considerevole, coinvolgendoli nella gestione di eventi quotidiani stressanti, come fare i compiti e frequentare attività che necessitano di spostamenti, eventi acuti stancanti, come sfoghi o liti tra fratelli, o possibili eventi cronici snervanti, quali problemi comportamentali o di salute. La costante mancanza delle risorse necessarie per la gestione dei figli può portare il genitore a sviluppare un burnout genitoriale. Tale condizione è definita come uno stato di forte esaurimento relativo al proprio ruolo genitoriale che porta l’individuo a sentirsi emotivamente distaccato dai propri figli e a mettere in dubbio la propria capacità di essere un buon genitore.

Ma andiamo con ordine, partiamo prima dalle cose ovvie, quelle che tutti sanno: avere figli è un’esperienza bellissima, passare del tempo con loro è meraviglioso, non dover più lavorare, o farlo a part time per un periodo, o avere una ragione per tornare a casa prima è una bella fortuna, qualunque genitore accusa molto bene la fatica grazie all’amore per i figli, di poco riposo non è mai morto nessuno, ci sarà tempo per quello quando saranno più grandi.

Sono tutte cose vere. Aggiungiamo a queste verità la dimensione temporale. Questa dimensione si chiama SEMPRE, inteso come continuativamente e senza giorni di riposo. Il sempre va bene, sono piccoli per così poco tempo, che è giusto goderseli il più possibile. Quindi non è mica un per sempre, è solo per un po’, diciamo qualche anno, 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana. Ora passiamo, invece, a quello che non si dice. 

Al sempre aggiungiamo un MAI, che molti genitori sperimentano, soprattutto in un momento storico in cui frequentemente ci si allontana dalla famiglia d’origine, oppure si fanno figli ad un’età alla quale i nonni non sono più così giovani da essere molto presenti o bisogna essere genitori costantemente perfetti all’interno di una società che non perdona il minimo errore. Il mai si declina così: mai da soli con sé stessi. Mai tempo da dedicare ad una passione come la lettura, uno sport, un hobby. Mai uscire a chiacchierare con un’amica/o stando seduto per più di 20 minuti. Mai svegliarsi al mattino riposati. Mai poter stare a letto quando si è ammalati o si ha anche solo un mal di testa. Il sempre va bene, ma il mai è un po’ diverso.

Ma quali sono le possibili conseguenze del burnout genitoriale?
Numerose ricerche hanno dimostrato che il burnout genitoriale può portare alla depressione, alla trascuratezza personale, al deterioramento delle condizioni generali di salute. Il possibile distacco emotivo e il disimpegno verso i figli evidenziabile nei genitori con burnout può portare a una riduzione della responsabilità genitoriale, con un marcato impoverimento della relazione genitore-figlio che può sfociare nella tendenza a diventare genitori rigidi e assenti. 

Il rischio è che i figli di genitori con burnout possano sviluppare un attaccamento insicuro, con conseguenze psicologiche fortemente negative per il loro sviluppo. Inoltre, il burnout genitoriale rappresenta anche una minaccia per la stabilità della coppia, in quanto il burnout di un genitore va inevitabilmente ad impattare anche sull’altro, che avvertirà l’esigenza di dover compensare le carenze del partner e ciò può alimentare con facilità la conflittualità di coppia, aumentando il rischio di separazioni e divorzi.

Quindi cosa si può fare?
La prima cosa da fare per imparare a gestire il burnout genitoriale è senza dubbio riconoscerlo. Infatti, se la stanchezza che si prova sembra irrecuperabile, se l’umore è costantemente a terra, se nemmeno la vicinanza dei figli riesce più a trasmettere un'emozione positiva, allora è il caso di chiedersi cosa stia succedendo.

In secondo luogo, bisogna imparare a gestire il tempo per ridurre lo stress. Spesso i genitori sono costretti a ridurre all'osso il tempo per loro, mentre si dilata il tempo che si dedica a tutto il resto. È importante, invece, ritagliare del tempo a cose gradite per sé anche se la situazione è difficile e si rischia di avere sensi di colpa. Per ultimo, ma non per importanza, bisogna ricordare che si deve chiedere aiuto. Sfogarsi con un'amica/o, chiedere aiuto alla famiglia potrebbe essere utile, ma se la situazione non accenna a migliorare, è fondamentale affrontare il problema con un professionista il quale fornendo gli strumenti e il sostegno necessario può certamente essere essenziale per superare tale situazione.

A cura di 
DOTT.SSA MONICA CONTI, PSICOLOGA 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179

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