Comacchio e Lidi

I giovani del 4 marzo

I giovani del 4 marzo

Le nuove generazioni tra malcontento e voglia di partecipazione

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un giovane studente, nei giorni caldi delle elezioni Politiche, sulla posizione dei coetanei che per la prima volta si sono recati alle urne il 4 marzo. A loro, nelle prossime settimane, daremo spazio su queste pagine, accogliendo la loro visione del mondo che li circonda, e che ci circonda. 

Sono appena passate le tanto attese elezioni del 4 marzo: aldilà dei programmi, delle promesse elettorali o della demagogia generale con cui abbiamo avuto a che fare in queste settimane, crediamo davvero di conoscere le posizioni dei giovani votanti che si sono recati alle urne per la prima volta?

Ovviamente è chiaro come non si possa sintetizzare il pensiero di milioni di elettori in un singolo articolo, e non sarà nemmeno questo l’intento delle poche righe che da qui seguiranno, il reale obiettivo infatti è quello di descrivere brevemente, attraverso una chiave di lettura particolarmente vicina all’ambiente giovanile, lo scenario che circonda le posizioni delle nuove generazioni.

Lontani dagli innovativi spunti e dalla vigoria dei movimenti studenteschi del ’68, gli studenti e i giovani più in generale stanno affrontando momenti sicuramente ben lontani dalla vita sociale attiva; la partecipazione, sempre più soffusa rivolta sia agli ambiti politico nazionali sia alle dinamiche scolastiche locali, si è dimostrata spesso scarsa e inadeguata, sancendo una grossa cesura rispetto alle tendenze passate.

Le motivazioni di questo frequente disinteresse vanno ricercate nel clima di chiaro malcontento e forte delusione che tanto aleggia tra i più giovani, un’incertezza scaturita dal precario futuro lavorativo di questi; sotto questa scia la politica è sempre più percepita come lontana dal reale e dalle esigenze giovanili pronta ad interessarsi di queste unicamente all’occorrenza attraverso labili e vacue promesse.

Fatte queste precisazioni verrebbe da temere una forte diserzione giovanile alle urne ma in realtà solo una piccola porzione di ragazzi dichiara l’astensionismo; molto più frequente risulta invece essere l’indecisione, figlia di una mala informazione e di un approccio troppo demagogico ai temi politici. 

Ascoltando il parere di una quarantina di giovani studenti nel Basso Ferrarese, attraverso brevi interviste anonime

• il 2% dichiara che non si recherà per scelta alle urne;
• il 30% dichiara che si recherà alle urne sostenendo certamente uno schieramento politico;
• il 10% si dichiara non adeguatamente informato per rispondere a domande sul tema;
• il 58% dichiara di voler recarsi alle urne ma afferma di non avere una chiara posizione politica.

Scongiurato (forse) l’astensionismo, rimane quindi da veicolare l’interesse delle giovani generazioni, spronandoli all’unica libertà che veramente vale perseguire: la partecipazione. Sotto quest’ottica vanno intese le parole di De Gasperi, il quale affermava che un buon politico deve essere un anche po’ più statista progettando l’avvenire della nazione non solo tenendo conto degli interessi statali ma abbracciando la causa giovanile nella sua interezza: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”.

Vittorio Orlandini, studente dell'Istituto 'Guido Monaco di Pomposa' di Codigoro (Fe)

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