Comacchio e Lidi

Uno, la luna! Due al bue! Tre alla figlia del re!

Uno, la luna! Due al bue! Tre alla figlia del re!

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta | Uno, la luna!

I zueg Cmecis' (I giochi Comacchiesi): lo scrittore Luciano Boccaccini ripercorre i passatempi preferiti dai bambini di una volta. 


Il nome esatto di questo gioco è “Uno, la luna”. Sicuramente tra i giochi all’aperto più diffusi e dalle regole molto semplici: l’obiettivo era quello di non andare mai “sotto”. Nessun limite di partecipanti, se ci si trovava anche in trenta non era un problema.

Il problema invece l’aveva eccome chi doveva starsene chinato, costretto a sopportare il salto dei più robusti. Pensate al povero malcapitato, magro come un chiodo e al cicciottello di turno che doveva saltarlo.

Si faceva la conta e chi doveva stare sotto se ne stava in piedi con la testa e le spalle piegate e le mani sulle ginocchia. Ricordo però che noi applicavamo una deroga: più che in piedi, per non subire gli urti dei più pesanti, chinavamo la testa. Gli altri dovevano saltarlo, come a scaricabarili, uno alla volta.

La cosa principale è che, in questo gioco, prima di saltare, i giocatori dovevano pronunciare un verso o una parola convenzionale. Chi sbagliava andava sotto. Talvolta, oltre alla formula, bisognava fare dei gesti ben precisi, a imitazione del primo a saltare, che diventava una sorta di apripista.

A Sassari, per esempio, questo gioco era noto con il nome di “cannonata” e la filastrocca variava.
A Comacchio si diceva: “Uno alla luna; due al bue; tre alla figlia del re; quattro si semina e si raccoglie; cinque il cioccolato; sei piombini; sette il calcetto; 8 l’incrociatore oppure 1848 Garibaldi fu zoppo; nove la figlia del re fa l’amore con me; dieci tamburini; undici i tamburini partono; dodici la poderosa incalcata; tredici mi preparo; quattordici ti saluto e me la squaglio.

A Roma si chiamava "alla bella insalatina", mentre in Puglia "A Zippe, milche, melche" e in Sicilia "A deci".

Luciano Boccaccini

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