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L'ozio creativo, l'importanza del tempo libero per i nostri figli

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Spesso capita che i genitori riversino sui figli le proprie aspettative, catapultandoli in un vortice di mille impegni che non lasciano loro spazio per giocare in tranquillità con gli amici o per stare all’aria aperta. Sì, perché c’è il corso di basket, poi c’è danza, poi la lezione di pianoforte, l’ora di inglese con l'insegnante madrelingua, il catechismo e naturalmente lo studio e i compiti. 

I bambini della scuola elementare o media hanno spesso una settimana colma di cose da fare. E così capita che i figli siano esausti per i mille impegni propinati dai genitori e che spesso non gli consentono di trovare un momento libero per giocare in tranquillità con gli amici, stare all’aria aperta o praticare un’attività molto utile: l’ozio creativo. Ma che cos’è? E perché è così importante che i bambini abbiano un po’ di tempo per fare quello che desiderano? Che cosa si nasconde dietro questo bisogno di avere sempre il tempo così scandito? È doveroso dire che nella società di oggi primeggiare tra i genitori è la prima cosa. “Mio figlio fa”, “mio figlio è”, mio figlio sarà”. Il genitore spesso deve far vedere che il proprio figlio è un vincente su tutti i fronti: nello sport, a scuola o in ogni altro contesto. Ma tutta questa pressione fa davvero bene ai nostri ragazzi?

Essi spesso si sentono inadeguati perché non riescono a eccellere come desiderano i genitori, e, qualora invece vi riuscissero, sentono il livello di aspettative e di pressione crescere sempre di più, aumentando l’ansia e la stanchezza. I bambini iperstimolati spesso hanno poca creatività e fantasia, non sanno cosa fare se lasciati da soli a gestire il loro tempo, hanno meno immaginazione e senso dell’umorismo, sono meno espressivi e loquaci, poco curiosi, emotivamente fragili e incapaci di gestire le frustrazioni. Per alcuni lo stress dei mille impegni porta addirittura a manifestare problemi alimentari o di insonnia: fanno fatica a finire i compiti o a studiare per il poco tempo a disposizione e la stanchezza; dormono male o troppo poco; mangiano in maniera inconsapevole o saltano il pranzo perché non hanno tempo, talvolta essi iniziano a mangiare troppo per compensare le ansie e le frustrazioni o a ridurre il cibo per rientrare nei parametri fisici richiesti dallo sport praticato. 

Per altri, invece, è più evidente l’irrequietezza motoria o l’iperattività, i comportamenti competitivi e le difficoltà di concentrazione. Alcuni, addirittura, si stancano presto delle attività che svolgono e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di esperienze più eccitanti, più impegnative, diventando un bisogno incessante che può creare dipendenza. Tutti questi aspetti sono campanelli d’allarme importanti di malessere. E non possono essere considerati effetti collaterali accettabili o sacrifici da sopportare per ottenere un risultato in futuro, perché non portano i bambini a essere adulti migliori o maggiormente in grado di far fronte alla vita, in quanto ogni singola manifestazione di malessere può determinare disturbi e problemi più seri nell’adolescenza e nell’età adulta.

Che cosa fare allora?
Bambini meno impegnati non significa che non debbano avere nulla da fare. Anche l’estremo opposto è disfunzionale e crea malessere. Basti pensare alle ore sprecate di fronte a uno smartphone a guardare e riguardare video. Fare uno sport o seguire un corso è utile a stimolare lo sviluppo del bambino, la cosa essenziale è che il bambino svolga attività che gli piacciano o che siano realmente adatte e valide. Per far questo, è importante ascoltarlo e capire veramente quali sono i suoi interessi. Un’altra cosa utile è evitare di organizzare ogni ora libera della giornata per sopperire al poco tempo trascorso con i propri figli

Per i bambini è meglio, e maggiormente funzionale al loro benessere, trascorrere poco tempo ma di qualità con i genitori, fare delle cose insieme, che facciano piacere a tutti, come, per esempio, vedere un film, fare giardinaggio o l’orto, fare una passeggiata, giocare a carte, cucinare, leggere un libro, fare shopping, andare a pescare, giocare con giochi di società. E, soprattutto, i bambini dovrebbero avere tempo libero da ogni impegno. Tempo per giocare, per annoiarsi, per pensare. La noia e l’ozio sono motori potenti per lo sviluppo della creatività e della personalità. Permettere al bambino di sperimentare uno spazio e un tempo che siano solo suoi, lo aiuta a confrontarsi con sé stesso, a entrare in contatto con le proprie emozioni e i propri desideri. I momenti di noia, di pausa, liberi da ogni impegno, sono essenziali per uno sviluppo equilibrato e sereno, perché consentono al bambino di conoscere sé stesso, di esplorare e capire che cosa gli piace fare e cosa no, quali sono i suoi interessi, desideri e ambizioni, di elaborare le proprie emozioni e quanto gli è successo durante la giornata. 

In questo modo, impara, per tentativi ed errori, a gestire il proprio tempo, sviluppa le capacità di prendere decisioni in modo autonomo, di problem solving, di esercitare autocontrollo e di attenzione. Non si può, quindi, né si dovrebbe, insegnare al bambino a gestire il proprio tempo libero, è essenziale, invece, spiegargli che si tratta di uno spazio personale che ognuno gestisce come vuole facendo cose che gli piacciono sul serio.

A cura di 
DOTT.SSA MONICA CONTI, PSICOLOGA 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179

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