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Come spiegare il lutto ai bambini?

Come spiegare il lutto ai bambini?

Come si può spiegare il lutto ai bambini? Cosa possiamo dire e fare per aiutarli ad affrontare la perdita di una persona cara? A molti di noi sarà capitato di dover affrontare un lutto importante, dalla perdita di persone molto care, come il lutto dei nonni, di un parente, di un amico stretto, fino alla perdita di un genitore. 

La domanda è questa: i bambini sono in grado di comprendere il tema della morte? Questa domanda ci porta ad interrogarci se il lutto nei bambini assume delle caratteristiche diverse a seconda dell’età e del livello di sviluppo. La risposta dipende da diversi fattori, in particolare dall’età e il grado di maturazione mentale ed emozionale dei bambini, la qualità e l’intensità del legame con la persona scomparsa e da come gli adulti di riferimento li aiutano a concettualizzare la morte. La cosa fondamentale è che bisogna comprendere che non è possibile, in assoluto, evitare che i bambini sperimentino il dolore causato dalla morte di una persona significativa, né gli inevitabili cambiamenti che, di conseguenza, intervengono all’interno della famiglia. 

Eppure ancora oggi nella nostra società esistono dei tabù rispetto all’esperienza del lutto e della malattia. Il forte istinto di protezione verso i bambini, porta spesso l’adulto ad allontanarli dal tema della morte, attraverso il silenzio, l’evitamento o il tentativo di mascherare la verità. Si tende infatti a pensare che i piccoli non siano in grado di capire, partecipare e condividere la sofferenza, che siano troppo impressionabili e fragili; frequentemente vi è inoltre il timore di non saper gestire le loro reazioni. Ma il silenzio non protegge i bambini dal dolore, anzi, evitando l’argomento, essi non vengono preparati a comprendere cosa può avvenire fuori e dentro di sé in caso di un lutto di una persona cara.

Come si sviluppa il concetto di morte nei bambini?

Dalla nascita ai 3 anni: a questa età i bambini ancora fanno fatica a distinguere tra cose vive e non vive, ma sono molto sensibili alle emozioni delle persone che si curano di loro. Se l’adulto è triste, addolorato, sofferente, anche il bambino potrà sentire che qualcosa non va e assumere un comportamento irritabile/tendente al pianto e all’irrequietezza. 
Tra i 3 e i 5 anni: i bambini comprendono la differenza tra cose e persone vive e non vive, tuttavia non comprendono il concetto di irreversibilità della morte. La morte è percepita come un lungo sonno profondo, oppure un viaggio che prevede un ritorno, ma ancora non come fine della vita terrena.
Tra i 6 e i 9 anni: i bambini comprendono che la morte è irreversibile. Sul piano emotivo fanno fatica ad autoregolare le emozioni, vivendo con estrema paura e ansia l’abbandono delle figure amate. A questa età essa viene solitamente attribuita maggiormente ad eventi esterni che a cause naturali.
Tra i 9 e i 12 anni: il concetto di universalità ed irreversibilità della morte è consolidato. Si tratta quindi di un lento processo di acquisizione in cui la comprensione del significato della morte passa dal “non c’è”, al “non c’è più” fino al “non c’è per sempre”. Da questa età in poi i bambini sono in grado di comprendere la morte come gli adulti, tuttavia non riescono ancora bene ad autoregolare le proprie reazioni emotive. In caso di lutto di una persona cara alcuni tendono a nascondere le loro emozioni, a voler apparire agli occhi dei più grandi come “più forti” mascherando le emozioni ed evitando l’argomento.

La morte di una persona cara rappresenta un evento molto doloroso e questo a qualsiasi età, ma tale avvenimento assume delle caratteristiche particolari quando a viverlo è un bambino, soprattutto se la persona che viene a mancare è un genitore. Per ciascuno di noi i genitori sono tra le persone più importanti della nostra vita. Unici, come unici sono i legami, le giornate, i momenti, che viviamo insieme a loro. Quando siamo nati loro erano lì ad insegnarci a vivere. Loro sono lì per aiutarci a crescere, lì per accompagnarci nel bello e brutto della vita. Essi a un certo punto della nostra vita ci hanno insegnato che non ci sarebbero stati per sempre. 

Eppure non si è mai preparati ad affrontare questo lutto né come adulti, né tanto meno come bambini. “Ci vuole del tempo per elaborare un lutto”, si dice. A volte ci diciamo che non parlarne allevi un po’ il dolore eppure inevitabilmente qualsiasi perdita significativa lascia dietro di sé pensieri ed emozioni di sofferenza e disorientamento che vanno inevitabilmente, o prima o poi, affrontate, faccia a faccia. Ne consegue che la perdita di un genitore, quale importante e significativa figura di attaccamento, ha un impatto molto forte sullo sviluppo emotivo, neurofisiologico e psicologico del bambino. Il lutto di un genitore condiziona, a qualsiasi età, lo stato di benessere psicofisico ed emotivo generale. 
In che modo si può aiutare il bambino a superare il lutto?

In primis l’arma vincente è la semplicità e l’onesta di ciò che sta per accadere o è già successo. Tenerli fuori da tutto non è la soluzione. Anche perché essi sanno comprendere che qualcosa è accaduto, lo sentono, lo leggono nei volti delle persone che amano, lo avvertono dai loro silenzi e dai loro movimenti. Essenziale inoltre, è lasciare libero il bambino di manifestare la sua sofferenza e le sue emozioni, senza sentirsi inadeguato. In base all’età bisogna dargli tempo per reagire e metabolizzare l’accaduto, ricordando che ogni persona ha tempi e modalità diverse per elaborare un lutto. Per i bambini più piccoli l’utilizzo di libri illustrati in cui viene trattato il tema della morte può essere un valido strumento. Infine la consulenza ed il sostegno psicologico di una persona esperta potrebbe sicuramente facilitare il superamento di questa delicata fase della vita.

A cura di 
DOTT.SSA MONICA CONTI, PSICOLOGA 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179

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