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Cyberbullismo, casi possibili e possibilità di intervento

Cyberbullismo, casi possibili e possibilità di intervento

I recenti casi di cronaca hanno evidenziato una diffusione crescente di atti che vengono denominati di cyberbullismo tra i giovanissimi. Si stima che potenzialmente ne siano oggetto circa il 90 % dei giovani appartenenti ai paesi industrializzati, tra i 13 e i 17 anni che hanno ampia disponibilità all’utilizzo di internet. I risultati di studi recenti vede il cyberbullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del momento, anche più del bullismo “classico”. 

Cosa si intende per Cyberbullismo?
Il termine Cyberbullismo è una parola della lingua inglese che si traduce in “bullismo elettronico” o “bullismo in internet”, caratterizzato da azioni moleste e diffamatorie mediante l’uso di smarthphone, tablet, siti internet, socialnetwork e blogs. I dati emersi dalle ultime ricerche rilevano un utilizzo sempre crescente dei mezzi multimediali per offendere e prevaricare gli altri. Nelle scuole primarie, il 20% degli alunni vittima di bullismo ha confessato di ricevere telefonate anonime, il 10% messaggi di insulti e minacce. La scelta del bullismo elettronico, come tecnica di vittimizzazione rispetto al bullismo “tradizionale” in cui offese e soprusi sono compiuti verbalmente o fisicamente, aumenta con il passaggio alle scuole medie e a quelle secondarie di secondo grado. Con l’aumento dell’età, infatti, i ragazzi hanno più libero accesso ad una serie di mezzi di comunicazione, come smarthphone, internet e tablet.

Esistono svariate tipologie di cyberbullismo a tratti, ed in alcuni casi, con caratteristiche simili tra loro. Esse possono essere:
- Flaming: con tale termine si indicano messaggi elettronici, violenti e volgari che si trovano spesso sui forum, sui gruppi online che servono per provocare e umiliare i malcapitati.
- Impersonation: è conosciuto come lo scambio di persona. In pratica si finge di essere la persona presa di mira per poi mandare messaggi non veritieri ad altri, rovinando amicizie e reputazioni.
- Outing e Trickery: si intende una forma di cyberbullismo attraverso la quale, il cyberbullo, spacciandosi per un amico, dopo aver “salvato” ad esempio registrazioni, confidenze spontanee di un coetaneo (SMS, Chat, etc), immagini riservate ed intime, decide, in un secondo momento, di pubblicarle su internet.
- Harassment: dall’inglese “molestia”, consiste in messaggi scortesi, offensivi, insultanti, disturbanti, che vengono inviati ripetutamente nel tempo, attraverso mail, telefonate sgradite e in alcuni casi, anche minacce di morte. A differenza di quanto accade nel flaming, sono qui riconoscibili le proprietà della persistenza (il comportamento aggressivo è reiterato nel tempo) e della asimmetria di potere tra il cyber-bullo o i cyber-bulli e la vittima.
- Cyberstalking: come lo stalking, qui si intende di molestie ripetute sul web e di minacce vere e proprie per provocare paura e intimidazione. Si tratta addirittura di persecuzione. E’ facile riscontrare il cyberstalking nell’ambito di relazioni fortemente conflittuali con i coetanei o nel caso di rapporti sentimentali interrotti. In questo caso, il cyberbullo, oltre a minacciare la vittima di aggressioni fisiche può diffondere materiale riservato in suo possesso in rete (foto, videoclip intimi).
- Denigration: l’obiettivo del cyberbullo è, in questo caso, quello di danneggiare la reputazione o le amicizie di un coetaneo, diffondendo on line pettegolezzi e/o altro materiale offensivo. I cyberbulli possono, infatti, inviare o pubblicare su internet immagini alterate della vittima, ad esempio, modificando il viso o il corpo dello studente target al fine di ridicolizzarlo, attraverso l’uso di fotomontaggi.
- Cyberbashing o Happy Slapping: accade quando un gruppo di ragazzi maltratta o picchia un coetaneo mentre altri riprendono l’aggressione con il telefonino che poi verrà caricato in rete sperando e purtroppo spesso ottenendo migliaia di visualizzazioni.

Chi sono i cyberbulli?
Essi sono fondamentalmente dei soggetti fragili nel loro intimo, che necessitano di sentirsi potenti e che, non riuscendo ad imporsi nella realtà quotidiana, si nascondono dietro la virtualità di uno schermo spesso creandosi un’identità fittizia ed artefatta nell’immensa e anonima dimensione della rete. La possibilità dell’anonimato e la difficoltà di poter essere rintracciati conferiscono al cyberbullo la caratteristica di possedere un indebolimento di qualsiasi remora etica, con scarsa propensione a provare qualsiasi senso di empatia verso la vittima ed a minimizzare eventuali sensi di colpa, portandolo a compiere comportamenti che nella realtà concreta generalmente non farebbe o quasi.

Come intervenire?
Come per il bullismo tradizionale l’intervento psicologico personalizzato è fondamentale per dare un supporto concreto sia alle vittime sia a chi compie atti di violenza. La strada giusta per contrastare questo delicato e allo stesso tempo gravissimo fenomeno, è innanzitutto denunciare i fatti e poi promuovere attività formative, preventive, educative e ri-educative, soprattutto nelle scuole e nei luoghi di aggregazione costruendo un’alleanza tra studenti insegnanti e genitori.

A cura di 
DOTT.SSA MONICA CONTI, PSICOLOGA 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179

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