Comacchio e Lidi

La lippa? La Nizza? A Comacchio era per tutti "Al Pandor" 

La lippa? La Nizza? A Comacchio era per tutti "Al Pandor" 

I Zueg Cmecis | I giochi di una volta | Al Pandor

'I zueg Cmecis' (I giochi Comacchiesi): lo scrittore Luciano Boccaccini ripercorre i passatempi preferiti dai bambini di una volta. 

Le puntate precedenti: 
Introduzione

Il gioco della Nizza o della lippa cambia nome, come del resto la maggior parte dei giochi, a seconda del paese o della regione in cui ci si trova. Per esempio a Roma si chiamava appunto Nizza, a Brescia Ciancol, a Trieste El pandolo, a Firenze Arè busè, a Ferrara “A lippa pandon”, a Milano “A la rella”, a Venezia “Chiba” e “Cheba” oppure “A massa a pandolo”.

A Comacchio era per tutti “Al pandòr”, probabilmente perché quel pezzo di legno che si lanciava assomigliava a un pomodoro oblungo. E’ un gioco che ricorda vagamente l’odierno baseball. Lo si giocava sui prati e poco nei cortili di famiglia, forse perché diventava piuttosto pericoloso.

Ma cos’era la nizza o lippa? Nient’altro che un bastoncino rotondo, della lunghezza di circa 15 centimetri, affusolato alle estremità, che veniva colpito con il bastone in due diversi modi: al volo, si getta al pandòr in aria, colpendolo come si fa nel baseball; oppure si piazzava a terra, colpendo una delle due estremità, cercando di farlo volare, dopodiché si vibrava un secondo colpo al pandòr ormai in volo, lanciandolo più lontano possibile.

Il battitore disponeva di tre colpi, con i quali cercava di lanciare al pandòr più lontano possibile dal cerchio base. Il primo colpo lo si dava al volo, rimanendo dentro al cerchio. Seguivano gli altri due colpi da terra. Se al pandòr, dopo il terzo colpo, non è uscito dal cerchio, il battitore veniva sostituito dall’avversario, che diventava il nuovo battitore. Iniziava così una nuova partita.

Le regole, così come il nome di questo gioco, variavano da regione a regione, da città a città e spesso anche da rione a rione. A Comacchio, è bene precisarlo, usi, costumi e inflessioni dialettali, cambiavano appunto in relazione ai diversi quartieri.

Luciano Boccaccini
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