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Hikikomori, i ragazzi che si isolano in casa per paura del mondo - Casi, segnali e soluzioni

Hikikomori, i ragazzi che si isolano in casa per paura del mondo - Casi, segnali e soluzioni
"Hikikomori" è un termine giapponese coniato dallo psichiatra giapponese Saitō nel 1998 che significa letteralmente "stare in disparte" e viene utilizzato generalmente per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria camera da letto attaccato al pc o allo smarthphone, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno. È un fenomeno in grande espansione che riguarda principalmente giovani tra i 13 e i 25 anni di sesso maschile, anche se dai recenti sondaggi anche il numero delle ragazze sta aumentando. 

In Italia si stimano almeno 100mila casi e in Emilia Romagna grazie ad uno studio effettuato da “L’Ufficio Scolastico Regionale” le segnalazioni sono state 346 da parte degli istituti scolastici. 

Questo fenomeno, che non deriva da un disturbo mentale preesistente e non è assimilabile ad altre situazioni apparentemente simili, potrebbe avere cause diverse:

- caratteriali, gli hikikomori sono ragazzi spesso intelligenti, ma anche particolarmente introversi e sensibili. Questo temperamento contribuisce alla loro difficoltà nell'instaurare relazioni soddisfacenti e durature, così come nell'affrontare con efficacia le inevitabili difficoltà e delusioni che la vita riserva;

- familiari, l'assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento con la madre sono indicate come possibili cause. I genitori faticano a relazionarsi con il figlio, il quale spesso rifiuta qualsiasi tipo di aiuto;
scolastiche: il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d'allarme. L'ambiente scolastico viene vissuto in modo particolarmente negativo. Molte volte dietro l'isolamento si nasconde una storia di bullismo;

- sociali: gli hikikomori hanno una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale dalle quali cercano in tutti i modi di fuggire. Si sentono diversi, non si identificano con i valori della società di cui fanno parte, quindi tendono ad allontanarsene e a rinchiudersi nel loro mondo, in una dimensione in cui si trovano a proprio agio.
 
Il fenomeno hikikomori non è riconosciuto come una malattia, ma un disagio che se non curato può portare a una situazione patologica. Spesso viene scambiata erroneamente con psicopatologie come la dipendenza da internet, la depressione e fobia sociale. Queste, dopo un lungo periodo di isolamento, possono manifestarsi, ma questi stati sono l’effetto non la causa. L’inizio e la fine delle scuole superiori sono tra i momenti di maggior rischio per l’insorgenza del problema perché i ragazzi si trovano a confrontarsi con contesti nuovi e, contemporaneamente, i dubbi per le scelte che indirizzeranno il loro futuro sociale e lavorativo oltre poi a tutti gli ostacoli che l’adolescenza comporta. Il primo allarme può essere rappresentato da frequenti assenze da scuola, altri segnali possono essere, oltre alla autoreclusione nella propria stanza, l’inversione del ritmo sonno-veglia e la preferenza per le attività solitarie.

Come si può intervenire? Il ragazzo in questione non vede la necessità di chiedere aiuto ad uno esperto. Sono di solito i genitori, quindi, a chiedere l’intervento che avverrà nelle forme e nei modi che ciascuno psicologo riterrà opportuno, compresa la possibilità di recarsi a domicilio. La presa in carico psicologica di una persona che decide di autoescludersi, di rinchiudersi nella propria stanza, è un lavoro molto complesso, spesso lungo e delicato. Portare il ragazzo fuori dalla sua stanza non è e non deve essere l’obiettivo principale del percorso di intervento. Innanzitutto la prima cosa è farsi accettare dal ragazzo e cercare di entrare nel suo mondo, rispettando i suoi tempi, attivando le sue risorse e nel contempo attuare un cambiamento a livello di pensiero e di azione. Solo successivamente può avvenire l’accompagnamento verso il mondo esterno, quando il giovane sarà di nuovo pronto ad affrontare progressive esperienze relazionali che ne favoriscano lentamente il reintegro nella società.

A cura di 
DOTT.SSA MONICA CONTI, PSICOLOGA 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179

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