Comacchio e Lidi

Risparmi ed investimenti al femminile: ne parliamo con Giampiero Baldassarri di Banca Fideuram

Risparmi ed investimenti al femminile: ne parliamo con Giampiero Baldassarri di Banca Fideuram

L'evoluzione del ruolo della donna in economia e finanza, com'è cambiato negli anni?

Ne parliamo in maniera approfondita con Giampiero Baldassarri, consulente finanziario di Banca Fideuram, agenzia di Porto Garibaldi.

"Il ruolo delle donne nella gestione finanziaria è cambiato, perché è cresciuta la loro capacità di generare reddito: da semplici amministratrici dell’economia domestica, le donne hanno iniziato a contare sul proprio guadagno, affermandosi come nuove protagoniste nel mercato finanziario".

Da un'analisi attenta, che tiene conto di diversi fattori, dai mutamenti sociali alle mutate condizioni finanziarie ed economiche, ne esce un quadro articolato che vede la donna imporsi nel mondo della finanza con una maggiore determinazione. 

Quali sono i principali parametri di riferimento?

"Il primo fattore determinante resta sempre, come negli anni passati, l’eredità: che siano figlie o mogli, la classifica delle donne più ricche al mondo ne è piena. Così come non mancano le donne ricche post divorzio. Le self made women, però, stanno crescendo di numero. Non solo. Il maggior livello di educazione delle donne sta giocando via via un ruolo anche sull’accumulo di ricchezze".

Ma, titubanti e non troppo sicure riguardo alle loro competenze in materia di finanza, la gestione delle entrate in famiglia è ancora prevalentemente delegata all’uomo; è lui a gestire i rapporti con il mondo finanziario e gli investimenti (38% contro il 19% di donne).

Quanto e come incidono le radicate abitudini economiche familiari?

"Nel contesto familiare, sulle donne, continuano a ricadere soprattutto le incombenze operative: allo svolgimento prevalente delle mansioni accuditive di cura e pulizia della casa (l’88% cucina, l’82% fa i mestieri di casa) si aggiungono responsabilità e impegni prima tradizionalmente maschili (occuparsi della dichiarazione dei redditi, andare in banca e in posta, ecc.) generando una mancanza di protagonismo nelle decisioni importanti relative all’ambito economico finanziario, che risente ancora di un modello tradizionale di subalternità e dipendenza".

A riguardo la ricerca “Le donne e la gestione del risparmio”, ideata dal Museo del Risparmio, mostra uno spaccato sorprendente di come le donne si rapportano con il denaro e di quale valore diano alla loro indipendenza economica. Oltre il 50% delle donne dichiara di non avere conoscenze in campo finanziario, anche se il 40% di loro si definisce “amministratrice” delle entrate familiari, intendendo, in realtà, la gestione delle sole spese quotidiane. Il 21% delle intervistate non ha un conto corrente personale e se si analizzano i dati si evince che, pur risparmiando in percentuale simile agli uomini, solo il 46% delle risparmiatrici afferma di investire i propri risparmi, contro il 66% degli uomini. 

Un altro fattore determinante è la longevità, la prospettiva di vita della donna è superiore a quella dell'uomo, anche questo è un fattore da non sottovalutare?

"Le donne tendono a vivere più degli uomini e devono quindi provvedere al proprio sostentamento per un periodo più lungo. Anche pochi anni di differenza possono però avere un impatto notevole sul patrimonio delle donne".

Si evince una diversità di approccio agli investimenti tra uomo e donna, giusto?

"Dal punto di vista culturale le donne tendono ad associare il denaro alla sicurezza e non alla ricchezza, tendono a privilegiare scelte più prudenti. Si riscontra, soprattutto, una più alta sensibilità al tema della protezione: risparmiare diventa dunque una forma di cautela verso un futuro ignoto, dunque una risposta a un forte bisogno di sicurezza. Nel complesso, prima di assumere decisioni d’investimento le donne dedicano infatti più tempo degli uomini a effettuare ricerche e reperire informazioni e non cadono facilmente nelle trappole mentali più diffuse e spesso causa di scelte di investimento fuorvianti e non ottimali".

Confrontando infatti le risposte date da uomini e donne raccolte attraverso la piattaforma online di Investimente.it si evidenzia che gli uomini sono molto più sicuri di sé nel momento di prendere decisioni finanziarie e pertanto sono più soggetti alla trappola dell'Overconfidence, ossia la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità di controllare gli eventi, rispetto alle donne (57% a fronte del 45% femminile). Questa eccessiva sicurezza porta anche a una minore propensione a delegare le decisioni di investimento a un consulente finanziario.

Inoltre oltre all'Overconfidence gli uomini sembrano più propensi rispetto alle donne (27% vs 24%) a sovrastimare le probabilità di successo e a sottostimare i rischi legati ad aspettative troppo rosee, ossia la trappola dell'optimism bias, che può portare a un'inefficace pianificazione.

La tendenza è quindi un atteggiamento più prudente e conservativo, ma che non preclude predisposizione e competenza. La figura del consulente finanziario diventa quindi fondamentale per la personalizzazione degli investimenti.

"Questo atteggiamento conservativo della donna, che investe in funzione dei propri obiettivi ed esigenze personali, non significa però che in generale siano meno competenti degli uomini nei confronti dei mercati finanziari. In generale, le donne, perseguono una maggiore disciplina in ambito finanziario e quindi tendono a investire in modo più disciplinato degli uomini. Inoltre, è più probabile che attuino una pianificazione patrimoniale sistematica e meno probabile che ricorrano a strategie di market timing (acquistare e vendere strumenti in chiave opportunistica). Gli esempi visti finora mostrano come gli eventi della vita, le circostanze, le scelte e la percezione del rischio possano influenzare la capacità delle donne di realizzare le ambizioni finanziarie. E’ fondamentale quindi riuscire a potenziare le capacità già insite nelle donne per affrontare i vari ostacoli (come gli eventi sfavorevoli, le percezioni «conservative» etc) e raggiungere i propri obiettivi".

Per approcciare al meglio alle esigenze e alla pianificazione patrimoniale il consulente ha un ruolo guida: informarsi non significa conoscere, conoscere non significa sapere, sapere non significa saper fare.

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