Comacchio e Lidi

Il ragno d'oro di Comacchio. Mistero o realtà?

Il ragno d

Una storia che a Comacchio si sente da sempre...

La storia del Ragno d'Oro mi ha sempre intrigato, fin da quando ero bambino. Le scuole di pensiero al riguardo sono infinite. Un prozio materno acquisito, Sante Zannini, soprannominato "Sis", assuntore di custodia delle aree archeologiche e uomo di fiducia di Nereo Alfieri, l'artefice della scoperta della città di Spina, mi ripeteva che il padre, Antonio Zannini, detto "Canfén" (petrolio per lume), fiocinino, era certo che questo Ragno d'Oro di inestimabile valore, si trovasse nel cuore delle millenarie valli di Comacchio, in valle Mezzano (l'ultimo bacino lagunare e anche il più esteso, prosciugato agli inizi degli anni Sessanta). 

Lo hanno cercato in tanti e per numerosi decenni, ma non lo hanno mai trovato. Ma cosa rappresentava il ragno d'oro? Credo che la risposta più ovvia sia la seguente: rappresentava il riscatto economico di questa comunità, che ha vissuto per tanti secoli nell'isolamento delle sue valli. Nessuno però ha mai fatto sapere che tipo di caratteristiche poteva avere questo ragno e quali dimensioni. E allora c'è chi ha dato largo spazio alla fantasia, dipingendolo nei modi e nelle forme più disparate, addirittura con undici o tredici occhi.

Ma perchè proprio un ragno? Forse che, restando fedeli al proverbio, poteva essere fonte di guadagno? Un ragno con la ragnatela o senza?  Tutti si sbizzarrivano in stravaganti e curiose interpretazioni, frutto di fantasia.

La ricerca continua. Chissà, forse un giorno qualcuno riuscirà pure a trovarlo!  Generazioni di fiocinini e tombaroli hanno sognato di seguire una pista particolare e trovarsi sulle sue tracce ma fino ad ora la ricerca non ha dato alcuni risultati.

Potrebbe accadere di tutto, come quando, casualmente, un certo Baroni, esattamente cent'anni addietro, se ne andava fiocinando e invece di infilzare un'anguilla, andò a urtare con la sua fiocina contro un piccolo cratere greco.  Fu da allora che iniziarono le prime campagne archeologiche, in valle Trebba. Quelle esplorazioni riuscirono a disseppellire oltre 4.000 sepolcri, ricchi di ceramica attica, di fibule d'oro, di ambra e di altri reperti di grande valore ed importanza.

All'appello manca soltanto il Ragno d'Oro. Ma siamo sicuri che questa storia non sia favola, come tante altre? Qui dobbiamo lasciarci facendo ricorso al Manzoni: "ai posteri l'ardua sentenza!".

Luciano Boccaccini


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