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Deficit di Attenzione Iperattività, l'intervento dopo la diagnosi

Deficit di Attenzione Iperattività, l

I genitori di un bambino con ADHD (ne avevamo parlato qui) si confrontano quotidianamente con la sua difficoltà a svolgere una serie di azioni, quali ad esempio stare attento, tenere a freno le proprie reazioni, portare a termine i compiti, ascoltare e seguire le conversazioni, ecc. Tali difficoltà suscitano nella famiglia una molteplicità di vissuti e sentimenti come frustrazione, aggressività, impotenza e intolleranza che alimentano un rapporto spesso conflittuale con il bambino e non lo aiutano a superare le sue problematiche. Ma cosa si può fare per migliorare la situazione? Per cominciare bisogna specificare che sebbene non esista una cura per l’ADHD esistono cure farmacologiche e tecniche comportamentali che possono essere di grande beneficio per il bambino e migliorare notevolmente la situazione in famiglia e a scuola.

Per quanto riguarda l’intervento farmacologico è solo dal 2007 che in Italia è consentito l’uso dei farmaci per soggetti con ADHD. Il trattamento farmacologico prevede la somministrazione di una sostanza psicostimolante (metilfenidato) che ha la funzione di regolarizzare il livello di dopamina che si ipotizza essere alterato nel cervello di un soggetto con ADHD.
Per quanto riguarda l’intervento psicologico, invece, la letteratura scientifica ha ripetutamente sottolineato che i trattamenti devono essere estesi ai diversi contesti di vita del bambino e devono essere portati avanti per lunghi periodi. L’intervento, quindi non può definirsi concluso dopo uno o due cicli ma deve accompagnare il bambino per tutta la sua crescita. Di fondamentale importanza è che il trattamento sia “cucito addosso” al bambino, tenendo conto delle sue esigenze, dell’età dei suoi punti di forza e debolezza, in tal senso risulta indispensabile il profilo funzionale del bambino tramite i risultati della valutazione diagnostica. 

Un altro aspetto molto importante per la buona riuscita di un intervento con un bambino con ADHD è un approccio multifocale, che includa il bambino, la famiglia e la scuola. Coinvolgendo tutti i fronti si andrà ad attuare un intervento sul soggetto con lo scopo di far acquisire al bambino maggiori capacità di attenzione e/o autocontrollo tramite una terapia cognitivo-comportamentale ed eventualmente anche farmacologica. 

Le tecniche comportamentali si basano prevalentemente sui principi della “modificazione del comportamento” secondo i quali ad ogni comportamento segue una conseguenza, che se positiva, aumenterà la probabilità che venga ripetuto un comportamento desiderabile, se negativa ne potrà diminuire la probabilità di verificarsi. Insieme alle tecniche comportamentali si associano quelle cognitive in modo da lavorare sugli aspetti attribuzionali e motivazionali, in modo da aiutare il bambino a dare il giusto peso ai diversi tipi di comportamento, ad avere maggior consapevolezza e fiducia nelle proprie azioni per guidarlo nello svolgimento e nella pianificazione dei compiti. L’intervento con i genitori, invece, ha lo scopo di favorire la comprensione dei comportamenti del bambino, fornire strategie per la loro gestione e la loro modificazione (tecniche del rinforzo) e migliorare la qualità delle relazioni all’interno della famiglia. 

È necessario che i genitori evitino di colpevolizzare il figlio (o se stessi) per i comportamenti che non vanno bene e valutino, invece, quali sono le occasioni e i momenti in cui è opportuno gratificarlo/rinforzarlo. Sono inoltre da evitare comportamenti aggressivi o ironici e quando ci si rivolge al lui è buona cosa parlare in modo chiaro, preciso e coerente. Se l’adulto riuscirà a controllarsi, allenandosi a gestire i conflitti in modo positivo, potrà costruire quella facilitazione di cui il figlio ha bisogno, ossia con l’esempio fornirà al bambino delle strategie adeguate per la risoluzione dei vari problemi. In tal senso per i genitori si attivano spesso corsi di formazione chiamati “Parent Training” ovvero degli incontri gestiti da uno specialista che hanno la funzione di sostenere i genitori, spesso molto stressati dalla situazione del figlio e di insegnare loro tecniche educative diverse dalle tradizionali per migliorare e risolvere situazioni problematiche all’interno della quotidianità. 

Infine l’intervento con la scuola ha lo scopo di favorire un’adeguata integrazione scolastica del bambino, fornendo strumenti di valutazione agli insegnanti e strategie educative più adeguate con la possibilità di incontri periodici con i docenti. Gli insegnanti possono intervenire sia lavorando sulla gestione del comportamento del bambino sia su aspetti più connessi al rendimento scolastico, spesso scarso in caso di bambini con ADHD. Inoltre, poiché il bambino ADHD riesce bene quando è eteroregolato diventa molto importante impostare un contesto strutturato. 

Diventa essenziale quindi l’organizzazione del contesto, dalla disposizione dei banchi, all’organizzazione dei tempi di lavoro (pause) e del materiale, alle regole della classe. Quest’ultime è utile che siano poche, semplici ma soprattutto comprensibili. Tutto questo può aiutare il bambino a capire la questione del tempo e la tipologia di compito, quindi la sua durata e la conseguente ricompensa. In questo modo è possibile sostenere il soggetto a raggiungere e mantenere periodi di lavoro più lunghi. Intervenire sul bambino, coinvolgendo la famiglia e la scuola, risulta quindi fondamentale ed essenziale per migliorare la situazione quotidianamente difficile e stressante che questo disturbo implica.

A cura della Dott.ssa Monica Conti, psicologa 
Mail: monica.conti590@gmail.com
Tel: 348 8241179


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