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Dsa, l'importanza di un Piano Didattico Personalizzato

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Nei precedenti articoli ho accennato spesso del Piano Didattico Personalizzato denominato con l’acronimo PDP. Di cosa si tratta nello specifico? Chi lo fa? E perché è molto importante per uno studente con difficoltà? 

Per prima cosa il piano didattico personalizzato è un documento cartaceo redatto dalla scuola che prevede la personalizzazione del programma didattico per quegli studenti con DSA o con Bisogni Educativi Speciali “BES”. Si tratta di un progetto la cui costruzione implica una sinergia fra docenti, istituzioni socio-sanitarie e famiglia

L’obiettivo primario del PDP è garantire ad un alunno DSA o con BES il diritto di imparare e di raggiungere gli stessi obiettivi dei suoi compagni di classe ma con un percorso personalizzato che tenga conto delle sue difficoltà specifiche e identifichi con precisione come superarle. Solitamente dopo la valutazione psicodiagnostica che viene rilasciata alla famiglia, la scuola ha l’obbligo di redigere entro e non oltre 90 giorni dalla diagnosi il piano didattico personalizzato.

Quali sono i passaggi che deve fare la famiglia?
1) In caso di certificazione svolta da un professionista privato recarsi all’ASL locale di appartenenza e far convalidare la diagnosi dalla commissione di conformità.
2) Consegnare la certificazione alla scuola: è importante richiedere il numero di protocollo ed è utile fare apporre su una copia della certificazione tale numero e la data di protocollazione.
3) Aspettare che il consiglio di classe si riunisca per stilare il piano didattico personalizzato. Il documento dovrà contenere l’esatta dicitura dei disturbi caratterizzanti l’apprendimento del bambino/ragazzo, i punteggi ottenuti dalla valutazione psicodiagnostica e gli strumenti compensativi con le dovute misure dispensative di cui ha bisogno per essere messo nelle medesime condizioni di apprendimento dei compagni. Tale documento infine, dovrà essere condiviso e firmato sia dagli insegnanti sia dalla famiglia.

Parlando di misure dispensative, esse sono essenzialmente degli accorgimenti didattici. Dispensare non significa agevolare o facilitare l‘alunno ma semplicemente dargli le stesse opportunità di apprendimento dei compagni usufruendo di modalità di apprendimento differenti. Esse possono essere:

  • evitare la lettura ad alta voce in classe;
  • in un compito scritto prediligere il contenuto anziché la forma;
  • evitare l’uso del corsivo o dello stampato minuscolo;
  • ridurre il carico di compiti a casa o predisporre compiti più strutturati;
  • evitare di prendere appunti scritti a mano, copiare dalla lavagna o scrivere a mano sotto dettatura;
  • concedere tempi aggiuntivi per l’esecuzione delle verifiche scritte o durante gli esami.
  • prediligere le interrogazioni orali anziché compiti scritti

Per quanto riguarda invece gli strumenti compensativi, essi riguardano tutti quei mezzi tecnologici e non che consentono all’alunno di studiare e apprendere con efficacia e di compensare la specifica abilità deficitaria. Essi non facilitano il compito dal punto di vista cognitivo e vanno valutati sulla base delle esigenze personali di ogni studente. I più noti sono:
  • la sintesi vocale e gli audiolibri che trasformano un compito di lettura in un compito di ascolto, molto utili per lo studio;
  • i libri digitali i quali permettono di visualizzare la versione stampata direttamente sul pc;
  • il registratore, che consente all’alunno di non scrivere gli appunti della lezione;
  • i programmi di videoscrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti;
  • la calcolatrice, la linea dei numeri, tabelle, formulari e tavole pitagoriche che facilitano le operazioni di calcolo;
  • software che consentono la creazione di schemi, mappe concettuali per agevolare lo studio e la memorizzazione dei concetti.
È doveroso tener presente che il PDP non è concluso nel momento in cui viene formalmente approvato ma inizia proprio in quel momento a svolgere la sua funzione di supporto alla programmazione, divenendo uno strumento di lavoro da consultare e modificare a seconda delle necessità e le inevitabili difficoltà. 

Personalizzare la didattica non vuol dire solo compilare un pezzo di carta, significa mettere tutti sullo stesso piano e garantire il diritto ad imparare e a non sentirsi diversi solo perché si ha un modo differente di apprendere. Inoltre l’acquisizione di strategie e un buon metodo di studio rappresenta una forte motivazione ad imparare poiché permette di comprendere i propri errori, di organizzare i tempi, di capire che studiare non vuol dire memorizzare ma compiere una serie complessa e diversificata di operazioni fino ad arrivare a crearsi una personale strategia d’azione per divenire più autonomi possibili. Questo vale per i bambini più piccoli nella scuola primaria fino ad arrivare ai ragazzi delle superiori e dell’università.

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