Comacchio e Lidi

Tegole in testa, la storia di Comacchio raccontata dalla 'Pansiana'

Tegole in testa, la storia di Comacchio raccontata dalla

Si terrà a Comacchio, il prossimo 14 giugno, l’appuntamento di caratura europea con l’archeologia, nell'ambito delle giornate europee dell’Archeologia del 14, 15 e 16 giugno, che vedrà protagonista il Delta e la “Pansiana”.

Nella splendida cornice di Palazzo Bellini, venerdì dalle ore 16, Maria Teresa Pellicioni, archeologa del Mibact, tratterà un argomento estremamente rilevante per Comacchio, sede depositaria delle più rivelanti testimonianze della storia dell’area Deltizia ferrarese, ed ideale location per presentare i nuovi dati relativi alla manifattura di tegole della nota officina PANSIANA, attiva ininterrottamente a partire dalla metà del primo secolo avanti Cristo.

Il ritrovamento negli ormai lontani anni Ottanta del secolo scorso di un frammento di tegola - scarto di cottura recante il bollo PANSIANA, seguito da un segno decorativo, denominato lituo o girale - ha segnato un punto fermo e un momento di svolta nella secolare storia degli studi riguardanti questa enigmatica manifattura di tegole, utilizzate in tutto l’arco dell’Adriatico, dal Piceno alla Dalmazia.

Il valore di indicatore certo di produzione attribuito a questo scarto, ha consentito di assegnare fin da allora al territorio ferrarese la presenza di almeno uno dei possibili impianti produttivi, costituendo così una svolta interpretativa nella discussione. Il dato è stato poi confermato all'inizio di questo decennio dall'esplorazione archeologica. Gli scavi hanno riportato alla luce i resti di una discarica contenenti scarti di cottura di laterizi e fra questi un'altra porzione di tegola con lo stesso bollo Pansiana presente sul primo scarto.

Tentando di ricostruire l’immaginario delle azioni proprio seguendo il tracciato segnato sia dai siti produttivi sia da quelli dell’impiego, proprio i tracciati dei fiumi o dei canali, sono parsi come luoghi preferenziali e indispensabili in primis per impiantare le strutture in quanto ricchi di materie prime necessarie alla manifattura stessa e poi per far viaggiare le tegole e farle giungere alle varie comunità insediate a cui erano destinate come impiego.

“Tegole in testa” scelto come titolo, racchiude in ultima analisi il tentativo di riportare all'attenzione il valore aggiunto della nostra manifattura laterizia, di per sé semplice e standardizzata, ma che rappresenta quasi un unicum nella tradizione e nel panorama della produzione bollata, proprio in quanto i bolli sono contrassegnati e datati dai nomi dei personaggi illustri, primi fra questi governatori e consoli e poi i principi e gli imperatori.

I manufatti diventano così fonti documentarie a pieno titolo per ritornare ad indagare sulle vicende della “grande storia” riflesse proprio sul nostro territorio deltizio, da tempo considerato “terra di frontiera”, terra strategica col ruolo di “cerniera” per i collegamenti tra terra e mare, tra suolo italico e suolo provinciale, teatro di scontri ma nel contempo fulcro delle scelte operate dal governo centrale in Adriatico e quale “manifesto” della politica operata da Augusto.

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