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Sospetto DSA, andiamo dallo psicologo. Cosa dire al bambino?

Sospetto DSA, andiamo dallo psicologo. Cosa dire al bambino?

Una delle tante perplessità dei genitori è cosa dire al bambino se lo si porta dallo psicologo, ad esempio per un sospetto DSA. In questo articolo vi darò qualche consiglio su come comportarsi e cosa dire al bambino prima di andare all’appuntamento con lo specialista. Procediamo con ordine, il primo punto chiave è “DA CHI ANDIAMO?”. Spesso di fronte a questa domanda il genitore inventa bugie del tipo “andiamo da un amico di famiglia” o “andiamo da una maestra speciale che ti aiuterà nelle tue difficoltà” o ancora “domani andremo a casa da una persona che ti farà delle domande e ti farà giocare”. Niente di più sbagliato! Tutte queste farse genereranno nel bambino delle false aspettative rispetto a ciò che andrà realmente a fare dallo specialista. Il bambino rimarrà così deluso e potrebbe manifestare la sua frustrazione adottando un atteggiamento non collaborativo, di rifiuto e magari esordendo con crisi di rabbia. 

È fondamentale, quindi, essere sinceri, costruendo con il bambino un rapporto basato sulla fiducia, sulla lealtà e il rispetto reciproco. In una situazione del genere sarebbe opportuno dire semplicemente ad esempio: “Matteo domani andremo ad un appuntamento con una dottoressa che è una psicologa” e chiedere al bambino se sa chi è e cosa fa una psicologa per verificare il suo grado di conoscenza e consapevolezza. Avere una comunicazione chiara e trasparente con il bambino permette non solo di rispondere alle sue domande e ai suoi dubbi ma anche di evitare di cadere in quelle situazioni poco piacevoli nel momento in cui si incontra lo psicologo. Il secondo punto chiave è “COSA FAREMO? E PER QUANTO TEMPO?”. 

È utile spiegare al bambino cosa andrà a fare dallo psicologo, per quanto tempo dovrà starci e soprattutto tranquillizzarlo su cosa farà la mamma o il papà mentre lui sarà impegnato nella seduta. In questo modo il bambino non si sentirà solo con un estraneo ma avrà la certezza che i genitori saranno fuori nella sala d’attesa ad aspettarlo non appena avrà finito. Per preparare meglio il bambino a tale situazione sarebbe utile ribadirgli di quanto tempo si tratterà precisamente e spiegandogli che tipo di attività andrà a svolgere, ad esempio attività interessanti e divertenti con le parole, con i numeri e delle immagini, attività di lettura, scrittura, calcolo, memoria, attenzione, ragionamento e via dicendo. Terzo ed ultimo punto cruciale è “PERCHE’ ANDIAMO DALLO PSICOLOGO?”. A questa domanda si potrebbe rispondere semplicemente che ci si va per verificare lo stato delle nostre conoscenze. 

È opportuno chiarire al bambino che quando si inizia la scuola si imparano tantissime cose, alcune vengono facili, altre un po' meno e altre volte non vengono proprio. Si va dallo psicologo per capire meglio a che punto si è con le proprie conoscenze e abilità; se si hanno delle difficoltà che creano preoccupazioni e fastidiosissimi mal di pancia, egli può insegnare delle strategie, a metterle in atto per affrontare al meglio tali situazioni potenziando il più possibile ciò che non si riesce a capire ed apprendere bene. Anche in questo caso è indispensabile mantenere una comunicazione chiara, sincera utilizzando termini semplici a lui familiari. Se il genitore ha un atteggiamento insicuro, preoccupato, ansioso automaticamente trasmetterà le sue stesse emozioni al bambino e questo poi diverrà un circolo vizioso al momento dell’appuntamento perché avremmo un bambino timoroso e preoccupato e un genitore che lo sarà ancora di più. 

Se dovesse non essere chiaro qualcosa, ad esempio cosa si andrà a fare, come si procederà con la valutazione, è importante rimanere tranquilli e magari chiamare qualche giorno prima lo specialista per un chiarimento o un consiglio su come comportarsi. Il professionista è lì apposta per rispondere a tutti i dubbi e per aiutare non solo il bambino ma anche i suoi genitori. L’obiettivo di questo articolo è dunque quello di tranquillizzare i bambini che si recano dallo psicologo e di tranquillizzare anche i genitori per iniziare nei migliori dei modi un percorso insieme.

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