Comacchio e Lidi

Archeologia e Delta del Po, un territorio interessante ancora poco esplorato

Archeologia e Delta del Po, un territorio interessante ancora poco esplorato

Alcuni spunti di riflessione su un paesaggio mutevole e ricco di testimonianze


L’archeologia è una scienza relativamente giovane rispetto a molte altre discipline e nonostante tutti i nostri sforzi di ricostruire la storia, siamo in grado di comprenderla solo in parte grazie alle fonti storiche e in un'altra parte grazie allo studio dei materiali archeologici.

Se si vuole parlare di archeologia bisogna quindi necessariamente parlare di materiali o oggetti, siano essi reperti come ceramica o monete oppure più immateriali, in un certo senso, come l’allineamento di strutture murarie per capire come venne realizzato un edificio antico e quali furono le sue modifiche nel corso del tempo.

Sui nostri territori la questione diventa ancora più difficile per alcuni importanti motivi, primo fra tutti l’aspetto mutevole del paesaggio, quello che vediamo oggi è infatti frutto di un radicale stravolgimento operato per fini di bonifica già dagli Estensi e continuato dalla fine del 1800. Altro aspetto fondamentale è la costante fluttuazione del livello del mare dovuto sia ad interventi operati dall’uomo sia ad eventi naturali. La linea di costa infatti ha variato notevolmente la sua posizione in funzione delle varie epoche, nell’età del bronzo era circa 15 km più arretrata rispetto a quella attuale, all’incirca all’altezza di Codigoro mentre nel V secolo si attestava all’incirca all’altezza di Comacchio. Testimonianza di queste variazioni le abbiamo parzialmente nelle dune fossili che un tempo erano presenti su tutto il territorio formatesi in seguito ai movimenti oscillatori delle maree e ad alcuni fenomeni come le regressioni marine; fra tutte ormai solo quelle di Massenzatica restano in piedi e sono un importante indicatore di come doveva presentarsi il nostro territorio nelle epoche passate.

Ma cosa conosciamo del nostro territorio?

Molti studiosi si stanno avvalendo delle conoscenze legate all’archeologia proprio per meglio comprendere le dinamiche insediative e capire come esse abbiano influenzato e ancora possano influenzare la nostra vita.

Recentemente la Soprintendenza dell’Emilia Romagna insieme all’Università di Ferrara e al Gruppo Archeologico Ferrarese si è concentrata sulla ricerca nell’antico delta del Po di nuovi siti archeologici portando alla luce la pubblicazione di un volume sull’archeologia dal titolo Antichi Romani e romanità nelle terre del Delta del Po edito da Ante Quem. Gli aspetti trattati sono i più vari e vanno dall’analisi dei reperti archeologici allo studio delle strutture rinvenute durante gli scavi più recenti, all’individuazione di nuovi siti sia dell’età romana ma anche di età più antiche. Uno degli aspetti più interessanti riguardanti questa scoperta è che questi nuovi siti vanno a riempire un vuoto sul territorio in questione in una zona che, dal punto di vista archeologico, fino a pochi anni fa si riteneva relativamente deserta o comunque priva di testimonianze. 

Non aspettatevi grandi strutture o grandi reperti come a Pompei o Ercolano, ma la sola presenza di materiale archeologico e strutture murarie indica la presenza di diversi piccoli agglomerati rurali sul nostro territorio che dovevano sicuramente giocare un ruolo chiave nella gestione delle acque.
Fra tutti i rinvenimenti spicca la produzione della ceramica a vernice nera e della cosiddetta sigillata, vasellame da mensa l’una dell’età repubblicana e l’altra dell’età imperiale. Molti rinvenimenti presentano iscrizioni o decorazioni tali da fornire una datazione più precisa per i periodi indicati.

Analizzando meglio questi recentissimi dati si viene quindi a delineare un quadro molto più chiaro, anche se non esaustivo, del popolamento nel territorio orientale di Ferrara. Un territorio mutevole che già in età antica probabilmente aveva nel corso del Po e nelle sue ramificazioni il suo punto cardine per il commercio e che sicuramente ha influenzato la successiva formazione di altri centri urbani che diventeranno nevralgici per il controllo del Delta.

C’è ancora molto da scoprire e più passa il tempo e nuovi dati vengono aggiunti più si possono meglio comprendere e integrare gli avvenimenti del passato con il nostro territorio attuale.

Giorgio Forlani

Bibliografia
Cesarano M. Valicelli M.C. Zamboni L. 2018. Antichi Romani e romanità nelle terre del Delta del Po. Ante Quem.
Nell'immagine: Le dune di Massenzatica (Mesola) e integrazione tratta da Pinterest.com
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